Lo specchio


(1975)



Зеркало

Pasted Graphic

C'è una pietra vicino al gelsomino Sotto quella pietra è nascosto un tesoro Mio padre è sul sentiero Una bianca bianca giornata.
(da “Zerkalo” di A. Tarkovskij)

Il titolo del film è legato ai versi di una poesia del padre di Tarkovskij, Arsenij che viene recitata da una voce narrante all’ inizio del film.

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Ogni istante dei nostri incontri
lo festeggiavamo come un’epifania,
soli a questo mondo. Tu eri
più ardita e lieve di un’ala di uccello,
scendevi come una vertigine
saltando gli scalini, e mi conducevi
oltre l’umido lillà nei tuoi possedimenti
al di là dello specchio.
Quando giunse la notte mi fu fatta
la grazia, le porte dell’iconostasi
furono aperte, e nell’oscurità in cui luceva
e lenta si chinava la nudità
nel destarmi: “Tu sia benedetta”,
dissi, conscio di quanto irriverente fosse
la mia benedizione: tu dormivi,
e il lillà si tendeva dal tavolo
a sfiorarti con l’azzurro della galassia le palpebre,
e sfiorate dall’azzurro le palpebre
stavano quiete, e la mano era calda.
Nel cristallo pulsavano i fiumi,
fumigavano i monti, rilucevano i mari,
mentre assopita sul trono
tenevi in mano la sfera di cristallo,
e – Dio mio! – tu eri mia.
Ti destasti e cangiasti
il vocabolario quotidiano degli umani,
e i discorsi s’empirono veramente
di senso, e la parola tu svelò
il proprio nuovo significato: zar.
Alla luce tutto si trasfigurò, perfino
gli oggetti più semplici – il catino, la brocca – quando,
come a guardia, stava tra noi
l’acqua ghiacciata, a strati.
Fummo condotti chissà dove.
Si aprivano al nostro sguardo, come miraggi,
città sorte per incantesimo,
la menta si stendeva da sé sotto i piedi,
e gli uccelli c’erano compagni di strada,
e i pesci risalivano il fiume,
e il cielo si schiudeva al nostro sguardo…
Quando il destino ci seguiva passo a passo,
come un pazzo con il rasoio in mano.”
Primi incontri (Pervye svidanija, in A. A. Tarkovskij,
Poesie scelte , Milano 1989), traduzione di G. Zappi


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“Lo specchio” è senza alcun dubbio il film più difficile del regista. E’ un film dove i piani di lettura si stratificano
e nella narrazione immagini e fatti si alternano secondo un sequenza apparentemente illogica. Il senso della temporalità è profondamente alterato da un ritmo particolarissimo in cui si fondono vicende lontane inframmezzati da spunti onirici e ricostruzioni storico-documentaristiche. In questo film emerge con prepotenza un approccio per così dire “anti-narrativo” che despettacolarizza la narrazione come ad esempio nella sequenza iniziale della donna seduta sullo steccato che ci porta a rivivere un flash-back di tipo onirico (le vicende della dacia fino alla comparsa del fuoco nell’ incendio del granaio). La vicenda ed i personaggi emergono delicati e si scolpiscono nel tempo....che non è un qui ed ora ma è lo scorrere della vita in un non-luogo....

La pellicola racconta la vita del regista che come io narrante si nasconde dietro il personaggio di Aleksej, dal momento della nascita fino all’ anno di realizzazione del film stesso.Tutto il film articola come un pensiero dell’autore che alterna e e mescola ricordi
dell’infanzia e momenti attuali. La situazione che si presenta
all’autore è simile a quella che vissero i suoi genitori: l’abbandono del
padre viene rivisto dagli occhi della madre che rimase sola con i suoi
bambini. Il tutto con una alternanza di fatti apparentemente banali della infanzia che si alternano ricordi profondi della figura materna inframezzati da vicende storiche raccontate con taglio documentaristico senza retoriche patriottiche. A complicare la fabula vengono inseriti frammenti di visioni oniriche allucinate. Il film è un tentativo di dare una spiegazione alla sua vita, alle scelte fatte...
“Lo specchio” è una gioia per gli occhi, ma la sceneggiatura è davvero complessa. Non è facile analizzarlo.
In questo film, più che in altri si avverte come l’ autore sia stato influenzato da scrittori come Cëchov e Dostojevskij : qui ne fa i principali maestri e li usa per descrivere con un linguaggio sempre più lirico, onirico e nostalgico lo smarrimento dell’uomo russo di fronte agli eventi della storia pubblica russa
In questa costruzione frammentaria (ma solo nelle apparenze) con un fluire visivo che si avvicina molto alla scrittura di Joyce il fluire dei ricordi, dei sogni, dei vissuti, delle rese di coscienza, dei passaggi sonori viene mantenuto dal contrappunto della colonna sonora di Eduard Artemiev che crea sonorità che spesso imitando i suoni della natura danno grande risalto alle immagini, rinforzandone il contenuto simbolico....

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Scrive Gianfranco Massetti su uno dei migliori scritti dedicati a “Lo specchio”

“ Nei tuoi possedimenti al di là dello specchio” è, dunque, anche la ragione di un film dove le molteplici generazioni si riflettono in un gioco di specchi, riproducendo all’infinito la medesima immagine. Lo Specchio è la storia delle generazioni che si succedono nel corso tempo, ed è storia personale che si riflette nella storia di un popolo e di una civiltà; la storia di un processo di difficile identificazione e di un “complesso materno”, che caratterizza la storia personale del regista e la storia collettiva di un popolo, a cui il destino ha conferito una funzione messianica.zerkalo847
Durante un periodo di malattia del regista, caratterizzato da momenti di intensa riflessione sul proprio passato, questi vede le proprie vicende esistenziali proiettarsi nel vissuto del figlio, che è come lui costretto a subire le conseguenze della separazione dei genitori e di un’educazione fortemente condizionata dalla componente femminile materna.


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Al ricordo delle due donne che hanno condizionato la sua vita, la madre e la moglie, da lui giudicate caratterialmente simili, il regista sovrappone le impressioni che gli vengono suscitate dal ritratto di Ginevra Benci eseguito da Leonardo:
“ E’ impossibile esprimere – scrive Tarkovskij – la sensazione finale che questo ritratto produce su di noi. E’ persino impossibile dire con sicurezza se questa donna ci piace o non ci piace, se è simpatica o sgradevole. Ella ci attira e ci ripugna. In lei c’è qualcosa di inesprimibilmente bello e, nello stesso tempo, di ripugnante, di diabolico. Ma di diabolico tutt’altro che nel senso attraente del romanticismo. Semplicemente qualcosa che è al di là del bene e del male. Si tratta di un fascino col segno negativo: in lei c’è quasi un che di degenere e … di stupendo” ((Scolpire il tempo, trad. it. II ed. Milano 1995, p. 100).



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